Ciak, si riparte! Con la stessa squadra e quelli di sempre

Mercato flop, classifica pericolosa. L'Arechi sarà vuoto: è questo il problema principale

ciak si riparte con la stessa squadra e quelli di sempre
Salerno.  

Chi l'avrebbe mai detto che, un giorno, la prima in casa della Salernitana dopo una lunga sosta sarebbe stata accompagnata da tanta indifferenza. In passato la ripresa del campionato era motivo sufficiente per spingere sugli spalti migliaia e migliaia di appassionati, oggi l'Arechi sarà desolatamente vuoto in tutti i settori e anche diversi abbonati hanno preferito restare a casa in segno di protesta e dissenso nei confronti di una società che nulla sta facendo per avvicinare la gente sui gradoni per trasformare lo stadio amico in un fortino inespugnabile. E' vero che pesa l'assenza di un bomber, di un portiere di esperienza e di un grande centrocampista, ma il problema principale è proprio questo: la mancanza di entusiasmo e il clima di totale distacco tra la prima realtà calcistica cittadina e la propria gente. Cosa sta succedendo ad una tifoseria passionale, spesso determinante, profondamente innamorata, ma che ultimamente si infiamma più sui social che all'Arechi? Il plauso incondizionato va allo zoccolo duro, su questo non ci sono dubbi: loro rappresentano la forza della Salernitana, loro come sempre spingeranno il cavalluccio marino verso acque meno agitate a prescindere da meteo, agevolazioni, classifiche, obiettivi, avversari e acquisti. La presa di posizione della curva Sud, del resto, è chiara e condivisibile: sostegno incondizionato fino a giugno, poi si tireranno le somme. Gli altri, invece, sul carro ci saliranno dal derby in poi ostentando un amore incondizionato nei confronti della Bersagliera, ma allo stesso tempo è innegabile che quanto accaduto in questi mesi abbia contribuito ad allontanare la gente dalla Salernitana. 

C'è chi teme che le regole sulla multiproprietà frenino la società, c'è chi si aspettava un mercato diverso e non fatto soltanto di cessioni, c'è chi non accetta- sportivamente parlando- che oggi la Salernitana torni in campo dopo un mese (e due 0-3 di fila) con una rosa forse addirittura indebolitasi e con tanti calciatori con la valigia pronta. In attesa di capire le reali intenzioni di Lotito e Mezzaroma, è doveroso anche iniziare a trasmettere un pizzico di "pressione" anche a Colantuono. Gli alibi sono finiti per tutti, è tempo che l'allenatore dimostri davvero di aver dato qualcosa a questa squadra e a questo gruppo incidendo sulle scelte di mercato e invertendo la rotta sul campo. Viceversa, se si puntava a salvarsi con tranquillità, Bollini era più che adatto. Fari puntati anche su Palombi, altro giovane area Lazio venuto a Salerno con il granata addosso e il biancoceleste nel cuore e nella mente. Dopo sei mesi di tribuna e panchina e gli innumerevoli rifiuti estivi dovrà dimostrare davvero di essere un grande calciatore. Nessun accanimento, nè pregiudizio, ma riteniamo che far andare via un elemento come Gatto che ha fatto di tutto per tornare puntando su chi ha detto no fino al 31 agosto possa essere controproducente. 

Ad ogni modo oggi si ricomincia, purtroppo con ancora più freddezza e disinteresse di prima. L'Arechi sarà tutt'altro che quello "stadio da serie A" che Inzaghi temeva alla vigilia. Un vantaggio enorme per il Venezia, squadra che si è calata benissimo nella realtà della categoria, che ha puntato a gennaio su uno dei giovani più interessanti (Firenze), che si difende benissimo pur palesando qualche limite nel reparto offensivo. La società è ambiziosa e Tacopina non ha mai nascosto la sua volontà di tornare in serie A per scrivere una nuova pagina di storia, con un allenatore emergente e che ha fame di vittorie. Quando si parla di Venezia, però, la mente torna inevitabilmente a quelle due gare che nel 1997-98 sancirono la svolta, l'inizio della grande fuga. C'erano 5000 persone a Venezia, in 40mila festeggiarono- con rispetto e moderazione- per la gara di ritorno. Potenzialmente c'è tutto per tornare a quei tempi, ma ricordando ciò che era l'Arechi negli anni Novanta oggi sarà comunque un pomeriggio triste e di riflessione anche se si dovesse vincere..

Gaetano Ferraiuolo