La tattica: movimenti a memoria, perfetta fase di non possesso

Azzeccata e coraggiosa la posizione di Kiyine, senza Vitale la difesa sembra più equilibrata

la tattica movimenti a memoria perfetta fase di non possesso
Salerno.  

Abbiamo sottolineato in passato e a più riprese che Stefano Colantuono non avesse ancora dato un valido contributo alla causa granata e che sarebbe stato giusto metterlo in discussione anche in relazione al rendimento del suo predecessore. E' altrettanto giusto e intellettualmente onesto, ora, riconoscere che la Salernitana vista all'opera negli ultimi 180 minuti ha saputo convincere non solo per le due vittorie conquistate a cospetto di due dirette concorrenti per la salvezza, ma anche e soprattutto per un atteggiamento combattivo, aggressivo, coraggioso e a tratti spavaldo pur contro Ascoli e Avellino che sono apparse assai inferiori e molto fragili dal punto di vista psicologico. Ieri era una sorta di prova del nove dopo aver espugnato agevolmente il Del Duca e i granata hanno superato l'esame a pieni voti anche grazie ad un'ottima organizzazione tattica e alla capacità dell'allenatore di isolare il gruppo dall'entusiasmo collettivo e di caricarlo il giusto senza eccedere in comportamenti fuori dalle righe o che avrebbero potuto sortire l'effetto contrario. Sin dal primo minuto si è vista una Salernitana assai consapevole dei propri mezzi, serena, convinta di poter portare a casa l'intera posta in palio senza soffrire nulla: gli "olè" del pubblico che hanno accompagnato le azioni finali hanno sancito la superiorità netta del cavalluccio marino a cospetto di un lupo timido, mai in gara e surclassato anche dal punto di vista tattico. A Colantuono vanno riconosciuti due meriti principali: aver trovato un equlibrio difensivo (con l'esclusione di Vitale e lo spostamento di Pucino a sinistra) e una collocazione tattica a Kiyine, mezz'ala dalle spiccati doti offensive che però sta crescendo moltissimo in fase di non possesso anche grazie al maniacale lavoro di un allenatore molto attento ai dettagli e che sin dalla gara d'esordio ha dato fiducia all'ex Chievo senza esitazioni. Finalmente iniziano ad arrivare anche i gol, ben 5 in due partite e spesso di pregevole fattura: guai ad esaltarsi, certo, ma questa Salernitana caratterialmente ritrovata, molto attenta in difesa e guidata da un Bocalon davvero combattivo come non mai può provare a mettere lo sgambetto anche al Frosinone.

Quanto alla gara, Colantuono ha riproposto il 4-3-3: dinanzi a Radunovic spazio a Casasola e Pucino lungo le corsie esterne e al tandem Schiavi-Tuia al centro, Ricci in cabina di regia sostenuto da Minala e Ricci, con Bocalon al centro dell'attacco e Sprocati e Di Roberto al suo fianco. Novellino, dal canto suo, ha risposto con un 4-4-1-1 diverso da quello immaginato: alla vigilia si era parlato di un'autentica gabbia su Sprocati, in realtà Ngawa è stato dirottato sulla corsia sinistra per tenere a bada Di Roberto e Laverone, aiutato dai costanti raddoppi di De Risio, sull'out opposto ha faticato tremendamente commettendo puntualmente fallo. La gara a scacchi è stata stravinta dalla Salernitana anche tatticamente: sempre primi sulle seconde palle, sempre bravi a contrastare senza tirare indietro la gamba, i calciatori di casa hanno arginato le bocche di fuoco del reparto offensivo biancoverde giganteggiando dal primo all'ultimo minuto. Schiavi ha francobollato un irriconoscibile Ardemagni seguendolo ovunque come un'ombra, Tuia e Ricci hanno limitato le giocate di Gavazzi costringendolo ad allargarsi per cercare palloni giocabili, a destra Casasola ha trasformato il temibile Bidaoui in un giocatore normalissimo e fumoso. L'1-0 iniziale era logica conseguenza della forza dei granata e il gol arrivava con un'azione classica del repertorio del mister: palla girata rapidamente da destra a sinistra, rapido scambio tra l'esterno offensivo e il centravanti e tocco arretrato in orizzontale per l'accorrente mezz'ala. Bravo e fortunato Kiyine a indovinare la traiettoria giusta per il sacrosanto vantaggio. La rete subita a freddo rappresentava una mazzata terribile per gli ospiti, ancora scottati per quanto accaduto all'andata e già costretti ad inseguire. Nemmeno il tempo di riorganizzare le idee che la Salernitana raddoppiava: pressing vincente di Bocalon, difesa dell'Avellino mal posizionata, splendido assist di Minala per Sprocati e gol facile facile per il fantasista granata, lasciato colpevolmente solo da tutta la difesa irpina. 

Fatta eccezione per una decina di minuti di sporadici tentativi, l'Avellino non produceva nulla: solo sulla destra Molina costruiva qualche interessante azione e riusciva ad arrivare al cross in due circostanze, ma prima Schiavi, poi Ricci ponevano rimedio ad un'errata interpretazione tattica di Tuia salvando in diagonale. L'ingresso di Asencio per Bidaoui consentiva all'Avellino di passare al 4-4-2, con Gavazzi libero di spaziare su tutto il fronte offensivo e i terzini leggermente più alti e con licenza di offendere. In fase di non possesso, però, la Salernitana era perfetta, da manuale: difensori sempre attenti e precisi in scivolata, ogni centrocampista sapeva quello che doveva fare, il terzetto d'attacco palesava uno spirito di sacrificio notevole macinando chilometri su chilometri. E, per la gioia di Colantuono, sparivano improvvisamente i lanci lunghi: ogni qual volta i granata recuperavano palla, si cercava di trasformare l'azione da difensiva ad offensiva stabilendo ritmi, tempi, spazi e modalità di giocata, con Bocalon sempre bravissimo a dettare la profondità, Di Roberto abile a inserirsi alle sue spalle e Sprocati libero sull'out opposto per agevolare la sovrapposizione del terzino. Da applausi. 

La ripresa era tutta in discesa, demerito di un Avellino rimasto mentalmente in irpinia e lontanissimo parente di quella squadra che, all'andata, per 70 minuti seppe rendersi particolarmente pericolosa. Nessun tiro in porta, nessuna reazione caratteriale, nessun intervento di Radunovic, solo tanta confusione e l'obbligo di guardarsi alle spalle per evitare il clamoroso 3-0. Eppure Novellino le provava tutte, con Falasco al posto di De Risio e il passaggio al 4-1-4-1, mentre Colantuono si limitava alla gestione del doppio vantaggio guardandosi sapientemente la pagnotta pur rinunciando praticamente ad attaccare: fuori Ricci e Sprocati, dentro Signorelli e Zito e passaggio al 5-3-1-1, con Casasola, Schiavi e Tuia al centro della difesa, Pucino e Di Roberto sulle corsie esterne, Zito, Minala e Signorelli a metà campo e Kiyine a ridosso di Bocalon, bravissimo ad allargarsi con frequenza e a guadagnare innumerevoli corner e punizioni a cospetto di uno Ngawa ombra di sè stesso e puntualmente costretto a chiedere un raddoppio di marcatura a Kresic, in difficoltà a sua volta pur essendo più forte dal punto di vista fisico. Pur sbagliando un rigore con Zito, la Salernitana non dava mai all'Avellino l'opportunità di credere nella clamorosa rimonta, anzi la doppia inferiorità numerica dei lupi poneva anzitempo fine alla contesa. Giusto il tempo per una splendida verticalizzazione di Zito per Kiyine, bravo ad inserirsi senza palla tra i due centrali avellinesi, meno preciso al momento della battuta a rete. Un trionfo di personalità e carattere, una fondamentale iniezione di fiducia per l'immediato futuro. Avanti così!

Gaetano Ferraiuolo