La svolta: Colantuono manager a 360°, pronto il rinnovo

Dal tormentone del "manico" ai consigli dalla tribuna per Menichini:rivalutato il ruolo del mister

la svolta colantuono manager a 360 pronto il rinnovo
Salerno.  

"C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole" recitava una vecchia poesia di Pascoli ed in effetti, rispetto alle stagioni passate, in casa Salernitana si respira un clima diverso e si evidenzia la volontà di programmare in modo più ambizioso imparando dagli errori commessi di recente e che non hanno permesso di "rispettare" il famoso patto del progetto triennale. L'emblema della volontà di cambiare si chiama Stefano Colantuono che, a prescindere dal rendimento offerto e dai punti conquistati quest'anno con una rosa che non era certo da primissime posizioni, rappresenta un punto di riferimento fondamentale e un'autentica garanzia. Giammai un allenatore con questo carisma e dal curriculum importante avrebbe accettato di firmare un contratto pluriennale e parlare in largo anticipo addirittura di rinnovo se non avesse ricevuto garanzie sotto tutti i punti di vista, del resto abbiamo rimarcato più volte che Colantuono da mesi aveva posto come condizione quella di ripartire non solo da un organico di livello, ma anche da una struttura all'avanguardia e da un buon settore giovanile che potesse essere il serbatoio della prima squadra.

Quando un allenatore, a fine stagione, rinvia le vacanze pur di restare a Salerno e visionare in prima persona lo stato d'avanzamento dei lavori del Mary Rosy soffermandosi finanche sulla disposizione delle stanze all'interno dello spogliatoio significa che si sente al centro del progetto, che la proprietà gli ha dato carta bianca e che c'è davvero la volontà di confrontarsi quotidianamente su ogni aspetto; non a caso a lui è stata affidata la scelta della sede del ritiro, altro segnale di grande unità d'intenti. In passato, invece, il diktat era diverso: "L'allenatore allena i calciatori, i calciatori li scegliamo noi: decidiamo io e mio cognato Mezzaroma", e non a caso spesso le squadre sono state costruite con criteri tattici diversi rispetto al credo di chi era in panchina in quel momento. Che finalmente si possa aprire un ciclo? A prescindere dai risultati ottenuti sul campo, gli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina granata dal 2011 ad oggi per un motivo o per l'altro hanno rappresentato delle breve parentesi, spesso ricche di contraddizioni e contestazioni (ma poi, puntualmente, chi è stato fischiato per un anno veniva rimpianto una volta andato via)

Il primo è stato Perrone, vittorioso in D pur in contrasto con il ds Pagni e con un risicato vantaggio sulla seconda, mandato via insieme a tutto lo staff per i dissapori interni, richiamato alla quarta di andata in sostituzione di un Galderisi esonerato in diretta tv dopo il match d'esordio perso soprattutto per errori arbitrali. Pur avendo stravinto la Seconda Divisione battendo tanti record e mettendo in bacheca la prima coppa della storia, Perrone decise di andar via il giorno prima della partenza per il ritiro dopo aver rinviato per un mese la firma del contratto, segnale evidente che in fondo con la proprietà non ci fosse questa grande sintonia e che i programmi erano diametralmente opposti. Sanderra fu scelto in 10 minuti per non arrivare in ritiro senza guida tecnica, ma le cose fatte in fretta non portano mai a nulla e "mister leggenda" fu bocciato dall'opinione pubblica già in coppa Italia per la gestione difficoltosa del caso Grassi (ma in fondo aveva ragione l'allenatore) e dal campo successivamente per le tre partite su cinque perse in casa e per l'1-1 col Viareggio che fece da preludio al Perrone-ter, chiuso mestamente dal tormentone del "manico", dal botta e risposta a distanza con un Lotito mai così furioso con un allenatore, al contrario, sempre difeso in passato e dall'esonero stabilito da Fabiani a favore di Gregucci. Anche Gregucci- che è tra i più quotati in B e C pur non avendo mai vinto nulla- non fece granché: coppa Italia vinta partendo dalle semifinali e contro un avversario di categoria inferiore, immediata eliminazione ai play off contro il Frosinone con la prestazione forse peggiore della stagione e addio tra mille polemiche dettato da divergenze sul mercato.

Poi è arrivato Somma, uno non certo "dolce" caratterialmente, ma che riscosse i favori della piazza per i suoi trascorsi da calciatore e per quella mai celata fede per la Salernitana. La sua esperienza è durata un mese, con l'epilogo finale in quella famosa conferenza stampa che ancora oggi spopola sul web. "Siamo partiti per il ritiro con pochissimi giocatori, ho dovuto far giocare un ragazzino. Volevo le coppie, avevo convinto Cacia a firmare per la Salernitana, ogni giorno trovavo sulla mia strada moltissimi problemi e addirittura dovevo chiedere il permesso per parlare alla stampa. Quando contro il Parma ho difeso Gabionetta lanciando un segnale al gruppo ho subito una multa di 3900 euro, più del 10% del mio stipendio" in estrema sintesi il suo pensiero, con elogi alla proprietà e critiche alla dirigenza per un esonero ritenuto immotivato. "Ci sono troppe chiacchiere, devo cambiare" il commiato di Lotito che, insieme a Mezzaroma e Fabiani, scelse Leonardo Menichini commettendo forse l'errore di blindarlo con un annuale con opzione di rinnovo automatico in caso di vittoria del campionato. "Menico" finì primo, ma la sua gestione tecnica non convinse quasi mai:fortunatamente aveva a disposizione una Ferrari e la Salernitana alla lunga vinse il testa a testa col Benevento, ma dopo Lamezia e Foggia soltanto l'intervento di Lotito permise di evitare un esonero già stabilito a furor di popolo anche per la gestione del "caso Negro" che chiese di andar via proprio per un rapporto non idilliaco con un allenatore al quale il patron forniva consigli dalla tribuna durante le gare, non certo un segnale di fiducia.

I "consigli" dalla tribuna di Lotito a Menichini, il tormentone del manico

Non a caso pur vincendo a suon di record Menichini fu esonerato e arrivò Torrente che, pur praticando un 4-3-3, ebbe a disposizione dal mercato calciatori poco funzionali al suo credo. Dopo una buona partenza alimentata dall'entusiasmo post promozione e dal 3-1 sull'Avellino altro crollo e altra sfiducia, con il ritorno di Menichini scelto il giorno dopo la chiusura del mercato invernale probabilmente più perchè era sotto contratto che per reale convinzione: del resto era stato esonerato pochi mesi prima. I risultati furono altalenanti e chi dice che in fondo la squadra si è salvata dimentica che, alla base del mantenimento della categoria, ci furono le disgrazie del Lanciano (che all'Arechi venne comunque a vincere per 3-1), il clamoroso suicidio del Livorno all'ultima giornata e quell'1-1 della Ternana al 96' proprio a Lanciano che evitò la retrocessione diretta. Insomma, risultato raggiunto, ma quanti errori: Pestrin difensore centrale a Terni, la prestazione indecorosa col Modena ricordata ancora oggi tra le peggiori degli ultimi 30 anni, l'esclusione di Coda nel match decisivo col Vicenza (con tanto di polemica di Ceccarelli in sala stampa), il passaggio alla difesa a 5 a Vercelli mentre la squadra vinceva ed era in dominio totale del match, quel battibecco durante gli allenamenti per una frase che al gruppo non piacque ("Avete preso 55 gol", "No mister, abbiamo preso!"). "Però è stato l'unico a far giocare insieme Coda e Donnarumma" si dice sul web, ma vale lo stesso discorso fatto per gli stipendi pagati regolarmente: normale amministrazione, nessuna invenzione scientifica.

In passato: "Gli allenatori allenano, i giocatori li scegliamo noi". Oggi inversione di tendenza

Tradotto: nessuna riconferma nonostante la salvezza e ripartenza in pieno caos. Prima Inzaghi allenatore "virtuale" della Salernitana, poi il caso Bielsa e il dietrofront di Lotito, infine la firma di Sannino a luglio tra le contestazioni generali e lo scetticismo verso un tecnico reduce da diverse esperienze negative. Il suo carattere fumantino e le polemiche con la stampa già dopo 4 giornate lasciavano presagire un altro ribaltone, puntualmente arrivato dopo l'ennesimo pareggio casalingo contro la Pro Vercelli e qualche battuta a caldo in tribuna stampa che fece scalpore e fu senza dubbio strumentalizzata dai soli soloni. E mentre Lotito pensava ad un Menichini-ter ecco arrivare Alberto Bollini, alla sua prima esperienza tra i grandi dopo aver guidato il Lecce senza centrare i play off. Discreto campionato, salvezza tranquilla, ma altra lunga attesa prima del rinnovo del contratto e un mercato non sempre in linea con le richieste di un allenatore che, tanto per fare dei nomi, aspettava Provedel, Valentini, Maiello, Emmanuello ed un grande bomber e che in conferenza stampa, prima di Venezia, sottolineò che bisognava pensare anzitutto alla salvezza "perchè siamo passati da due attaccanti di spessore ad autentiche scommesse, non mi piace prendere in giro la gente". Da lì, forse, qualcosa si è incrinato e l'esonero a -2 dai play off non può che essere spiegato così, soprattutto perchè nei numeri Colantuono ha avuto grossomodo lo stesso rendimento. E parlare di squadra più debole da gennaio non è corretto: sono andati via Perico, Kadi, Cicerelli e Rizzo che non giocavano mai, Alex a Vercelli ha collezionato zero minuti, Gatto è retrocesso a Chiavari.

Ora, però, tutto sembra diverso: al 3 giugno c'è un allenatore che dà indicazioni di mercato, visiona strutture, è blindato contrattualmente, è elogiato pubblicamente dalla società, è stato scelto da Fabiani che, pur poco fortunato con gli allenatori individuati in passato, si è assunto la responsabilità riconfermandolo anche dopo lo 0-1 col Parma che sembrava l'inizio della fine. La speranza è che stavolta si possa davvero aprire un ciclo con un allenatore al centro del progetto.